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Verona, spalanca la tua ricchezza

IL VESCOVO FLAVIO ROBERTO CARRARO

«Cogliamo la grande occasione che attraverso queste giornate ci è data per aprirci all'universalità della Chiesa. Portando in dono le fonti di speranza che tanti santi hanno fatto sgorgare qui tra noi»

«Verona, spalanca la tua ricchezza»

Parla il frate cappuccino sulla cattedra di san Zeno dal 1998: «La nostra è una realtà dove l'orgoglio diffuso della propria identità cristiana è tuttora una forza vitale. Le sfide oggi più impegnative? Famiglie e immigrati»

Dal Nostro Inviato A Verona Matteo L.

In una terra dove l'amore per il «proprio campanile» e l'attaccamento alle proprie - ricchissime - radici di fede, ben rappresentate dai numerosi volti di santi fondatori e fondatrici che hanno speso la vita per i poveri e gli ultimi, il Convegno ecclesiale nazionale porta con sé l'invito ad aprire i propri confini. Ad uscire dalle proprie case e a far tesoro di quella tradizione missionaria, di quello spirito di accoglienza che in realtà hanno da sempre abitato tra le case e nelle chiese veronesi. Padre Flavio Roberto Carraro, il vescovo della diocesi veneta che ospiterà da domani il più importante evento della Chiesa italiana di questi anni, tratteggia così il volto di una comunità animata da «moltissimi luoghi della speranza: luoghi che la richiedono e luoghi che ne sono una fonte viva».

Lo incontriamo in Vescovado, l'antico palazzo affacciato sull'Adige che giovedì ospiterà anche Benedetto XVI. Ci apre la porta col suo saio da cappuccino, il vescovo di Verona. E la sua spiritualità francescana emerge anche nel modo rigoroso ma sereno con il quale descrive la vita della diocesi che guida dal 1998. Una descrizione che assomiglia al discorso di un padre che parla di una figlia, tessendone le lodi ma senza nascondere le difficoltà. E così il Convegno e la

presenza di Benedetto XVI diventano per tutti un'occasione per «aprirsi alla Chiesa e amare questa Chiesa, proprio in fedeltà al Papa». Un'indicazione impregnata francescanamente di uno stile di umiltà e di accoglienza. «Sono molti i luoghi che in realtà dimostrano una ricchezza enorme in questa diocesi - racconta Carraro -, molte le fonti di speranza. Anche se in realtà non mancano i luoghi bisognosi di speranza, a cominciare dalle famiglie, i cui legami interni anche oggi vanno indebolendosi. E poi gli immigrati, l'altissimo numero di persone straniere che vengono qui per cercare un posto in mezzo a noi». I veronesi, racconta il vescovo, vivono un fortissimo legame con le proprie radici di fede: «Innumerevoli s ono gli esempi di santità, di testimoni che nella storia hanno dato vita a opere di carità, soprattutto tra '700 e '800. Ci sono stati in passato (quello ricordato con più affetto oggi è don Calabria) e continuano ad essercene ancora oggi. Incontrandomi spesso le persone mi dicono con orgoglio: "Sa eccellenza, io ho studiato in seminario", oppure "Ho studiato in quell'istituto religioso" - aggiunge sorridendo Carraro -. È un segno dell'orgoglio della propria identità cristiana. Orgoglio che poi diventa amore per la parrocchia, forte devozione per i luoghi che rappresentano queste radici. A cominciare dalla cattedrale».

Con sincero stupore il vescovo ritorna al suo arrivo in diocesi: «Era il 1998 e ci si stava preparando al Grande Giubileo del 2000. I due pellegrinaggi giubilari in cattedrale a San Zeno mi colpirono perché furono due eventi davvero molto partecipati. Come partecipato fu il pellegrinaggio giubilare a Roma».

Un'immagine non inusuale per una terra che vede ancora alta la partecipazione domenicale, anche se in calo.

Ma perché Verona è stata la patria di molti santi? Dove nasce questa vena di santità? «È stato come un fuoco - risponde il vescovo cappuccino -, una fiamma accesa dai primi testimoni, a cominciare da quel san Zeno che "pescava le anime nell'Adige con il sorriso". Ma poi pensiamo ai vescovi di questo secolo che hanno segnato la diocesi permettendo la nascita di percorsi nuovi. Percorsi che oggi consentono di vedere in molte persone una fede adulta, e che hanno creato un substrato vivo anche tra i laici: tra di essi, infatti, vi sono molti missionari, anche tra le famiglie. E l'Istituto superiore di scienze religiose conta 350 studenti». Il nome al quale Carraro tiene di più è quello di un suo predecessore per il quale è stato avviata la fase diocesana del processo di beatificazione: monsignor Giuseppe Carraro. Fu il vescovo che accompagnò la diocesi durante il Concilio e che avrebbe voluto un Sinodo diocesano che, però, non si realizzò.

«Del volto attuale della diocesi - annota - molto lo si deve a Giuseppe Carraro. La sua idea di un Sinodo l'abbiamo realizzata dopo il Giubileo; ora la diocesi sta lavorando proprio sui frutti di quell'assise». Carraro ci congeda. Ma non senza averci prima mostrato la stanza che ha fatto preparare per il Pontefice: sopra la porta una piccola lapide con lo stemma di Giovanni Paolo II che ne ricorda la visita del 1988. Sul tavolo al centro della stanza un piccolo regalo per il Papa: una copia del certificato di Battesimo di Romano Guardini, che fu insegnante del teologo Joseph Ratzinger e che proprio qui a Verona ricevette il Battesimo.

Parrocchia Santi Pietro e Paolo
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