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Quel muro non va, però... Cercansi alternative adeguate

Non sappiamo se il muro di Padova sia giusto o sbagliato, equo o iniquo, segno di forza o di debolezza. Non lo sappiamo perché siamo lontani, probabilmente non lo sapremmo neanche se fossimo vicini. Siamo di fronte a uno di quei fatti di cronaca in cui sono evidentissime sia la difficoltà di giudicare sia la tentazione della demagogia. Vediamo. I muri, specialmente di lastre di metallo, sono brutti; quindi muro giù. I muri non piacciono a nessuno ma, soprattutto di lastre di metallo facili da rimuovere, possono essere una necessità temporanea da accettare, insomma un male minore; quindi muro su. I muri sono una resa per la forza pubblica che ammette di non controllare la situazione; i muri sono utili alla forza pubblica per meglio controllare la situazione. I muri separano una comunità dall'altra; i muri salvano una comunità (pacifica) dall'altra (violenta). Eccetera.

Particolarmente difficile, in questo caso, è farsi prossimi. Che cosa vorrà dire abitare in via de Besi, di fianco a via Anelli? Passarci tutte le notti tra schiamazzi, invasioni, tossici e spacciatori, guerriglie tra bande etniche? Magari abitarci con dei figli piccoli? E che cosa vorrà dire essere un immigrato con regolare contratto di lavoro e abitare in via Anelli praticamente in ostaggio di altri immigrati con tutt'altre intenzioni? Siamo sicuri che loro il muro non lo vogliono? Per non dire di chi fa uso di cocaina, appartiene al Veneto benestante e benpensante, e non si chiede quale sia il vero prezzo dello sfizio di cui si gratifica, rivendicandolo probabilmente come un diritto e un esercizio di libertà.

Quel muro, più che dettare delle risposte, o peggio delle sentenze, è un enorme punto interrogativo. Quel muro ci sbatte in faccia delle domande pesanti proprio come quelle lastre di metallo. Domande: su come pensiamo e organizziamo la nostra città; sulle nostre relazioni con gli immigrati; sul modo in cui garantire a tutti il diritto a una vita sicura e ad un'abitazione dignitosa; domande p erfino sui nostri - chiamiamoli così - passatempi stupefacenti, innocui all'apparenza, in realtà dal costo umano e sociale incalcolabile. Ma se da un lato non abbiamo certezze sulla bontà del muro, dall'altro ne abbiamo, eccome, sulle saccenterie e sulle speculazioni che si sentono attorno al muro, insieme a giudizi sommari e ricette ovvie. Inaccettabile. Era l'occasione per dimostrare ai cittadini che la preoccupazione per la loro sicurezza veniva prima della preoccupazione per qualche voto in più. Era l'occasione per discutere insieme e costruire una maggioranza forte attorno a decisioni forti, perché la debolezza, soprattutto politica, è la forza dei delinquenti.

Occasione persa, per ora. Ma noi speriamo. Speriamo che la coscienza prevalga vuoi sulla gretta convenienza, vuoi sulla presunzione di parte, così che la responsabilità batta il calcolo cinico. Ci piacerebbe sentir parlare di sicurezza i padovani, i veneti, gli italiani tutti in termini propositivi e chiamando a raccolta ogni "forza": gli amministratori, le forze dell'ordine, i cittadini, i volontari, le associazioni, la Caritas, le parrocchie... Troppi, in maglietta o con giacca e cravatta, si affannano attorno a quel muro che non può piacere a nessuno, che non può piacere neanche a chi l'ha eretto. Ma come alternativa proporzionata? Ci vorrebbe un altro muro, metaforico, ci vorrebbe della collaborazione adeguata alla gravità del problema, per isolarli e renderli innocui.

Altrimenti quelle domande, quelle enormi e terribili domande, saranno destinate a restare senza risposta.

Parrocchia Santi Pietro e Paolo
Via Roma, 28 Noventa Padovana - 35027 - Padova
Parrocchia:  349 8830348 - Patronato: 345 0873690 - Scuola dell'infanzia Sacro Cuore: 049 625476 - Ex Cinema: 370 3541711